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  Surrealismo [ Blog dei Surrealisti Critici Paranoici, Questo Blog è solo per veri Daliniani ]
         

Ogni mattina quando mi alzo,
sperimento un piacere supremo,
quello di essere SALVADOR DALÌ




Il mondo intorno a noi si dissolve, lasciando qua e là chiazze di tempo. Penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica. 

Henry Miller (Tropico del Cancro)


At the age of six years I wanted to be a chef. At the age of seven I wanted to be Napoleon. My ambitions have continued to grow at the same rate ever since.

  ... Mistakes are almost always of a sacred nature. Never try to correct them - On the contrary: rationalize them, understand them thoroughly - After that, it will be possible for you to sublimate them ...

"¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!"


... L'intelligenza senza l'ambizione è un uccello senza ali ...



2 gennaio 2006

Stipo antropomorfico


Stipo antropomorfico - 1936 - olio su legno; 25,4 x 44,2 - Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein – Westfalen
Nel corso degli anni Dalí ha eseguito diversi disegni di questa figura, a matita e a inchiostro, con lievi modifiche, mentre questa versione finale a olio fu esposta per la prima volta a Londra, nel 1936, alla Lefevre Gallery. In quella stessa città avvenne anche, due anni dopo, il tanto desiderato incontro di Dalí con Freud. L’ispirazione di questo straordinario dipinto deriva appunto dalle teorie del professore viennese, sintetizzate nella figura umana scomposta in cassetti segreti, finalmente aperti e rivelati alla vista grazie alla rivoluzione psicanalitica freudiana. Il viso della misteriosa figura, sdraiata nella penombra di una stanza vuota, è nascosto dai lunghi capelli, mentre il suo corpo surreale conserva, dopotutto, delle fattezze riconducibili a un modello umano. I cassetti semivuoti sembrano pronti ad accogliere quelle idee e immagini prodotte dal subconscio, mentre il braccio teso vorrebbe respingere quel piccolo frammento fotografico di città luminosa e borghese che si intravede in alto, come in un drammatico contrasto tra la reale solitudine umana e la falsa esteriorità della convivenza civile e sociale.




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28 novembre 2005

La tentazione di Sant'Antonio


La tentazione di sant’Antonio 1946 - olio su tela; 89,7 x 119,5
Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts

In seguito alle esplosioni della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki nel 1945, Dalí diede inizio a nuove ricerche esistenziali e artistiche, passando dalle suggestioni della psicanalisi a quelle della fisica nucleare trasformata in un misticismo paranoico-critico, come racconta egli stesso nel suo saggio sulla spiritualità Manifesto mistico del 1951. Da questo momento in poi, infatti, egli rivolse la sua arte verso una maggiore riconoscibilità delle forme, ispirandosi prevalentemente all’iconografia religiosa occidentale. Questa straordinaria opera, dipinta a New York, risente appunto, di questo mutamento culturale e fu presentata al concorso indetto da Albert Levin - e vinto poi da Max Ernst - per la realizzazione dell’unica scena a colori del suo film sul soggetto Bel Ami di Guy de Maupassant. Nel quadro la tentazione appare a sant’Antonio in forma di un cavallo che s’impenna, simbolo del potere e della lussuria, e in forma di alcuni elefanti che portano sulla groppa diversi elementi dall’evidente connotazione erotica: una donna nuda e voluttuosa su un piedistallo, un obelisco romano ispirato al Bernini, alcune strutture architettoniche palladiane, e infine una torre dal simbolismo indubbiamente fallico. La particolarità affascinante di questi animali giganti, che dovrebbero rappresentare gli spiriti maligni che provocano il santo eremita nel deserto, è la deformazione allungata e sottilissima delle zampe, che che permette loro di entrare in una dimensione di tramite tra la terra e il cielo, tra realtà e spiritualità.




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18 novembre 2005

Poesia d'America


Poesia d’America - SALVADOR DALÌ 1943 olio su tela; 116,8 x 78,7 Figueras, Fundació Gala – Salvador Dalí
In questo grande quadro, dipinto a Monterey in California, la dottrina surrealista di Dalí viene pienamente applicata nella descrizione di immagini ossessive, frutto degli anni di “esilio” trascorsi in America durante la seconda guerra mondiale. Le due figure principali, che sembrano essere due giocatori di football, rappresentano la vitalità e il dinamismo americani, insieme a un altro piccolo personaggio che spunta dalla schiena di uno dei due tenendo una palla ovale in equilibrio su un dito. I due uomini senza volto sono in evidente contrasto: quello visto da tergo sembra chiuso in un gesto di dolore, e mostra un significativo cassetto aperto (quello della psiche), mentre l’uomo frontale e colorato sembra raffigurare l’altra faccia dell’America, quella positiva ed edonistica, sintetizzata nella bottiglia di Coca Cola appesa in primo piano. In questa raffigurazione di conflitto tra culture, Dalí ha espresso una sorta di premonizione sulle difficoltà di convivenza che sarebbero nate tra cittadini bianchi e neri dopo la guerra, come è visibile chiaramente dalla sagoma della cartina del continente africano che sta per sciogliersi lungo la parete della torre che, con il suo orologio immobile, sembra scandire un tempo sospeso e metafisico. Ed è forse questo evocare senza raccontare il senso della vera poesia del quadro.




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15 novembre 2005

Diario di un Genio

“Ho la certezza che le mie qualità d’analista e di psicologo siano superiori a quelle di Marcel Proust. Non soltanto perché, fra i numerosi metodi ch’egli ignorava, io mi servo della psicoanalisi, ma soprattutto perché la struttura del mio spirito è di un tipo eminentemente paranoico, dunque più indicato per tal genere di esercizi, mentre la struttura del suo era quella di un nevrotico depresso, ossia la meno adatta a queste investigazioni. Cosa facilmente riconoscibile dallo stile deprimente e distratto dei suoi baffi che, come quelli ancora più deprimenti di Nietzsche, sono l’opposto dei baffi gai e vivaci di Velázquez o, meglio ancora, di quelli ultra-rinocerontici del vostro geniale e umile servitore [Dalí stesso]. E’ vero, m’è sempre piaciuto usare sistemi piliferi, sia dal punto di vista estetico per determinare il numero aureo che dipende dall’attaccatura dei capelli, sia nel dominio psicopatologico del baffo, questa costante tragica del carattere, certamente il segno più forte del volto maschile”.

S. Dalí, Port Lligat 1 novembre 1952, in Diario di un genio, 1964




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11 novembre 2005

La Metamorfosi del Narciso



SALVADOR DALI - La Metamorfosi Del Narciso 1936-37
Oil on canvas, 50.8 x 78.3 cm - The Tate Gallerie, London.

Dalì disse che questo dipinto trattava della morte e della
pietrificazione di Narciso, che innamoratosi del suo riflesso fu
trasformato nel fiore che porta il suo nome. Sigmund Freud, dopo aver
visto questo quadro disse: "Non ho mai visto un così perfetto esempio
di uomo spagnolo, che fanatico!"

La scelta iconografica del dipinto deriva dalle suggestioni artistiche ricevute durante il viaggio in Italia compiuto dall’artista nel 1936, così come le figure dei nudi sullo sfondo che evocano pose classiche e atteggiamenti formali tipici dell’arte rinascimentale e manierista. Il mito classico del giovane Narciso, che innamoratosi della propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua e impossibilitato a possederla si trasforma nel fiore che porta il suo nome, offrì lo spunto all’artista per inscenare questa metamorfosi ovidiana in un’ambigua relazione tra illusione e realtà, come egli stesso descrisse nel suo poema intitolato appunto La Metamorfosi di Ovidio. La splendida figura accovacciata di Narciso, che giganteggia come una roccia sulla superficie lucida e riflettente del lago, si trasforma nel suo doppio che assume l’aspetto di una grande mano pietrificata che regge un uovo crepato da cui nasce il fiore narciso. Le fasi di trasformazione sono rese in una narrazione consecutiva da sinistra a destra, così anche i colori opachi e le forme dapprima trasparenti, evanescenti e quasi invisibili acquistano gradatamente una connotazione realistica e concreta, come un lento risveglio dopo un sogno visionario.




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27 ottobre 2005

L'invenzione dei mostri


The Invention of the Monsters, SALVADOR DALÌ - 1937 - oil on panel - 51.2 x 78.5 cm - The Art Institute of Chicago, Chicago -
L'Invenzione dei Mostri fa parte di una serie di lavori che si potrebbero definire tumultuosi, dipinti da Dalì tra il 1935 e il 1940; tra queste opere fanno parte anche "La premonizione della guerra civile" (vedi articolo del 23 ottobre) e "Cannibalismo autunnale". Questi dipinti sono un riflesso del tragico periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Salvador Dalì scrisse: "Queste persone iberiche che si divorano tra loro in autunno, esprimono tutto il pathos della guerra civile, pensata come un fenomeno naturale della storia."
Ne "L' Invenzione dei Mostri" Dalì fa una premonizione della Seconda Guerra Mondiale. Il titolo è stato ispirato dagli scritti di Nostradamus, che vedeva nell'apparizione di un mostro un presagio di guerra. Questa tela fu dipinta nelle montagne di Sommering appena pochi mesi prima dell' "Anschluss". Fu una vera e propria profezia.
Le donne-cavallo rappresentano i mostri del fiume (carattere femminile e materno), la giraffa incendiaria è il mostro cosmico e apocalittico (carattere maschile). Il gatto-angelo è il divino mostro eterosessuale, la clessidra rappresenta il mostro metafisico. Gala e Dalì insieme formano il mostro sentimentale. 








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25 ottobre 2005

Toreador Allucinogeno


 The Hallucinogenic Toreador, SALVADOR DALÌ 1968-70  - oil on canvas - 398.8 x 299.7 cm - Morse Charitable Trust on loan to the Salvador Dalí Museum, St. Petersburg, Florida -

Dalì cominciò a dipingere questa imponente opera nel 1968 e la terminò nel 1970, quando fu acquistata da Mr. e Mrs. A. Reynolds per il Salvador Dalì Museum di Cleveland.
La doppia immagine che appare al centro dell'opera è quella della Venere di Milo ripetuta diverse volte da diverse angolazioni in modo che le ombre formino l'immagine del tereador, il cui mantello è fatto di corpuscoli ottenuti tramite la moltiplicazione di punti e mosche, mescolati con l'immagine corpuscolare del toro morente.
L'idea partì da una visione di Salvador Dalì, quando guardando la Venere di Milo ritratta su una scatola di matite, vide apparire il viso di un torero. L'architettura dell'arena è illuminata dalle luci e dalle ombre del sole delle cinque del pomeriggio (l'ora della corrida).
Il viso del toreador appare al centro della Venere, la faccia è inclinata, le labbra sono pendenti ed il seno destro della Venere compone il naso del toreador. Il vestito verde della Venere diventa la sua cravatta, il suo addome diventa il suo mento. L'arena in alto forma il cappello del toreador.
Particolare degno di nota è il ritratto della sua amata Gala. Si può notare come il suo viso sia profondamente triste (Gala odiava la corrida).
Questa opera può essere vista come la più completa retrospettiva dell'intera carriera di Dalì: incorpora elementi della cultura catalana, le sue credenze religiose e i più importanti eventi della sua vita. 
 


 




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23 ottobre 2005

Crocifissione (Corpus Hypercubus)


Crucifixion ('Corpus Hypercubus) - SALVADOR DALÌ 1954 - oil on canvas - 194.5 x 124 cm - Metropolitan Museum of Art, New York
Il 27 Marzo 1953, Salvador Dalì annunciò che avrebbe dipinto un quadro sensazionale: un Cristo esplosivo, nucleare e ipercubico. Disse che sarebbe stato il primo quadro dipinto con una tecnica classica e una formula accademica, ma composto da elementi cubici. Quando un giornalista gli chiese perché volesse dipingere un "Cristo esplodente" Dalì rispose: "Non lo so ancora. Prima ho le idee, poi le spiego. Questo dipinto sarà il grande lavoro metafisico della mia estate."
Il dipinto fu terminato nel 1954 ed esposto il mese di dicembre alla Carstairs Gallery di New York. È indubbiamente uno dei lavori più significativi dei suoi dipinti religiosi in stile classico.
"Metafisico, trascendente, cubico" Così Dalì definisce il suo capolavoro. La Crocifissione è un impressionante lavoro che combina magistralmente gli elementi del misticismo nucleare di Dalì con il ritorno alla sua eredità cattolica. È una crocifissione al tempo della scienza moderna. Un particolare degno di nota è la mancanza di chiodi nelle mani e nei piedi del Cristo, particolare che indica la sua perfetta e completa redenzione. La croce rappresenta il possibile riflesso di un mondo in quattro dimensioni. Dalì unisce il fascino della matematica alla sua fede cattolica, indicando che due concetti apparentemente contrapposti, la scienza e la fede, possono coesistere.  

La donna ai piedi della croce è Gala Dalì, la musa ispiratrice di Salvador.




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23 ottobre 2005

Rosa Meditativa


Meditative Rose - Salvador Dali, 1958. - oil on canvas - 36 x 28 cm - Mr. and Mrs. Arnold Grant Collection, New York
Le rose appaiono in molte opere di Dalì. Negli anni trenta fece molti dipinti di donne le cui teste erano formate da rose. Dalì utilizza la rosa come un simbolo della sessualità femminile. "L'uomo invisibile" (1929-32) include due donne parzialmente nude con rose che appaiono dove dovrebbero essere il loro lombi. Nel 1930, Dalì utilizzò questa immagine in un modo più definito, dipingendo una donna con rose sanguinanti che uscivano dai suoi lombi. Per Dalì, la rosa rappresenta la mestruazione e gli organi riproduttivi della donna.
"La Rosa Meditativa" ha una struttura in comune con "Portrait of Gala with the Rhinocerotic Symptoms (1954)". In entrambi i dipinti c'è una vivida rosa rossa che fa da contrasto con il cielo blu. Nella Rosa Meditativa si può vedere una piccola goccia di acqua su un petalo del fiore, dettaglio di un realismo impressionante.  Un vero capolavoro.




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23 ottobre 2005

Premonizione della guerra civile



Soft construction with boiled beans - Civil War premonition 
Salvador Dali, (1936) - Oil on canvas, 100 x 99 cm
The Philadelphia Museum of Art (The Louise and Walter Arensberg Collection), Philadelphia.

Questo dipinto fu terminato sei mesi prima della guerra civile spagnola. Si può notare come le varie parti dello stesso corpo si stiano ferendo l'un l'altra; questa è l'idea di Dalì sulle atrocità di questo terribile evento. Davanti alle pressioni che chiedevano un suo delineamento politico, Salvador Dalì rispose: "Non sono né Hilteriano, né Staliniano. Sono Dalìniano!"




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22 ottobre 2005

La Persistenza della Memoria



SALVADOR DALI - La Persistenza Della Memoria 1931

Oil on canvas, 24 x 33 cm - The Museum of Modern Art, New
York.

In questo dipinto Dalì introduce per la prima volta i suoi orologi molli. Dalì disse che gli orologi molli non sono altro che il formaggio Camembert dello spazio e del tempo; tenero, solitario, critico-paranoico. In queste condizioni, la percezione del tempo e dello spazio e il comportamento delle memorie acquistano soffici forme che si adattano alle circostanze.

Venti anni più tardi con la "Disintegrazione della Persistenza della Memoria" (1952), Dalì distrusse completamente queste immagini e queste idee. Dopo aver visto gli effetti distruttivi dell'utilizzo dell'energia atomica, Dalì decise che tempo e spazio non potevano più adattarsi alle circostanze, questa attenuante non poteva più esistere.


La Disintegrazione della Persistenza della Memoria
Salvador Dali, 1952-54 -   The Salvador Dalí Museum (Reynolds Morse Colection), St Petersburg, Fl, USA.





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22 ottobre 2005

La metamorfosi del narciso



SALVADOR DALI - La Metamorfosi Del Narciso 1936-37
Oil on canvas, 50.8 x 78.3 cm - The Tate Gallerie, London.

Dalì disse che questo dipinto trattava della morte e della
pietrificazione di Narciso, che innamoratosi del suo riflesso fu
trasformato nel fiore che porta il suo nome. Sigmund Freud, dopo aver
visto questo quadro disse: "Non ho mai visto un così perfetto esempio
di uomo spagnolo, che fanatico!"





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