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  Surrealismo [ Blog dei Surrealisti Critici Paranoici, Questo Blog è solo per veri Daliniani ]
         

Ogni mattina quando mi alzo,
sperimento un piacere supremo,
quello di essere SALVADOR DALÌ




Il mondo intorno a noi si dissolve, lasciando qua e là chiazze di tempo. Penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica. 

Henry Miller (Tropico del Cancro)


At the age of six years I wanted to be a chef. At the age of seven I wanted to be Napoleon. My ambitions have continued to grow at the same rate ever since.

  ... Mistakes are almost always of a sacred nature. Never try to correct them - On the contrary: rationalize them, understand them thoroughly - After that, it will be possible for you to sublimate them ...

"¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!"


... L'intelligenza senza l'ambizione è un uccello senza ali ...



15 febbraio 2006

SALVADOR DALÌ, L'INFEDELE

Salvador Dalì, uno dei più grandi artisti della storia, potrebbe essere la prossima vittima della censura islamica. Sotto inchiesta è finito un suo quadro poco conosciuto, intitolato "Maometto agli inferi", che il geniale artista catalano avrebbe dipinto ispirandosi alla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente al canto XXVIII. L'opera è stata definita delirante e intollerabile e per questo è stata oggetto di una fatwa: http://oumma.com/article.php3 ?id_article=1910 La fatwa colpisce anche il famoso passaggio del canto XXVIII (versi 28-36), quello in cui Dante inserisce Maometto nel suo Inferno. Non dimentichiamo che l'Islam ha già preteso e ottenuto la censura di un pezzo teatrale di Voltaire, intitolato "Fanatisme ou Mahomet le prophète". Nessun teatro può rappresentare questa opera di Voltaire. La censura cominciò nel lontano 1994, quando il Théâtre de Carouge, che voleva mettere in scena il pezzo di Voltaire, si era visto annullare tutti finanzimenti e alla fine dovette annullare le rappresentazioni.




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25 gennaio 2006

Libro: Salvador Dalì. Il genio arrogante

Scioglie corpi e orologi, poi appuntisce i baffi sotto uno sguardo spiritato. Salvador Dalì è il genio folle del surrealismo, la firma dell'arte come paranoia, il cantore del delirio. Instancabilmente ambiguo, nella vita come nelle opere, strappa gli occhi alla realtà per accecarci d'inconscio, di ossessioni oniriche, macabre, erotiche. Perché è lui (è anche lui) quello diviso tra cosciente esaltazione e segreta fragilità. E lui che afferma "il surrealismo sono io", e poi cerca rifugio tra le braccia della moglie e musa Gaia. Lui, quello che sceglie di vivere gli ultimi anni della propria esistenza in quel capolavoro di celebrazione ed eccentricità che è il museo (di Figueras) dedicato a se stesso. E lui, allora, che dobbiamo conoscere. Guidi Rita Salvador Dalì. Il genio arrogante Editore Bevivino (2005) pagine 90, prezzo 5,00 €




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14 gennaio 2006

Giraffa in Fiamme


Giraffa in fiamme -
1936-1937 - olio su legno; 35 x 27 - Basilea, Kunstmuseum

Il titolo dell’opera si riferisce alla spettrale carne bruciata della giraffa sulla sinistra in secondo piano, che potrebbe essere la materializzazione della guerra civile, scoppiata proprio in quel momento in Spagna. La vera figura protagonista, però, è quella femminile che occupa quasi tutto lo spazio del quadro e che inaugura una nuova fisionomia di donna che ritroveremo rappresentata poi anche in altre opere. L’immagine della donna “smontabile”, che rivela il suo interno a cassetti, la donna–stipo, priva di volto e di identità esteriore, che si scompone in protuberanze sorrette da stampelle, è un’idea nata dalla riflessione sul valore delle teorie psicanalitiche di Freud. L’artista, infatti, dichiarerà anni dopo: “L’unica differenza tra la Grecia immortale e il nostro presente è Sigmund Freud, che scoprì come il corpo dell’uomo, che al tempo dei greci era puramente neoplatonico, sia oggi pieno di cassetti segreti, che solo la psicanalisi è in grado di aprire”. Il surrealismo di Dalí, che da questo periodo in poi prenderà le distanze da quello ufficiale di Breton, diventa, dunque, sempre più eccentrico, incontrollabile e freudiano nel dare libero spazio alle proprie allucinazioni provocatorie, quelle che egli stesso definirà “attività paranoico- critiche”.




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2 gennaio 2006

Salvador Dalì, Fancisco Franco e il fascismo


Salvador Dalì in compagnia di Francisco Franco
Una delle più grandi fonti di discussione per quanto riguarda la vita privata del genio Salvador Dalì è il suo orientamento politico. Quando il re di Spagna dichiarò ufficialmente l'inizio dell'anno di Dalí, ci furono alcuni movimenti di protesta della sinistra spagnola. La protesta era motivata dal fatto che Salvador Dalì sarebbe stato un sostenitore del regime del generalissimo Franco. Gli storici dell'arte su questo punto sono divisi.
Sappiamo per certo che durante la guerra civile di Spagna, Salvador Dalì decise di non schierarsi, a quanti chiedevano il suo orientamento politico, egli rispondeva "non sono né stalinista, né hitleriano... sono DALINISTA!"
Ciononostante le sue simpatie per Francisco Franco erano già conosciute: "Credo che Franco sia l'unico uomo politico intelligente dei giorni nostri". Nel 1936 Breton decise di espellerlo dal movimento surrealista parigino (tradizionalmente di ispirazione comunista e anarchica) . Salvador Dalì rispose all'espulsione con la mitica frase "¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!" (Non potete espellermi, perché il surrealismo sono io!)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale Salvador Dalì diventò apertamente un sostenitore e anche un amico di Francisco Franco. Applaudì le violente repressioni del regime fascista e nel 1975, mandò un telegramma a Franco (che aveva appena condannato a morte quattro oppositori politici) congratulandosi con lui ed invitandolo a fare altrettanto con molte altre persone.  
Si deve però anche dire che Salvador Dalì fu l'unica voce critica accettata dal regime franchista. Per tutto il tempo della dittatura di Franco tutti gli scritti di Federico Garcia Lorca erano proibiti, ma Dalì continuò comunque a scrivere di Lorca e a pubblicizzarne le opere. E Franco non osò mai mettere in discussione l'operato di Dalì: egli era un intoccabile.
Le idee politiche di Salvador Dalì resteranno sempre un oggetto di discussione, come tutto ciò che riguarda la sua esistenza. L'unica cosa certa è che Dalì è uno dei pochi artisti del ventesimo secolo che ha lasciato una impronta indelebile in tutti gli ambiti della cultura.





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13 dicembre 2005

L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre


L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre
1929 - olio su tela; 110 x 150 - Monaco, Staatsgalerie Moderner Kunst

In quest’opera dipinta in Catalogna, a Figueras, il volto dell’artista, addormentato nel solito paesaggio sospeso e cristallino, questa volta produce un sogno ossessivo e morboso, quello della madre, fonte di un enigmatico desiderio da castrare e inibire, materializzato in una gigantesca forma ibrida culminante in una piccola testa di leone. Nel barocco prolungamento del profilo disteso, sembra che la struttura geologica di una roccia erosa dal vento (forse uno degli scogli di Capo Creuso) prenda lentamente la forma di un elemento architettonico di Antonio Gaudí, il cui gotico mediterraneo il pittore aveva visto da bambino a Barcellona. Le scritte ripetitive “ma mere, ma mere, ma mere…” sono ispirate al poema di Tristan Tzara Il grande lamento della mia oscurità, del 1917, e formano dei solchi sulla superficie di quella forma inquietante. Il piccolo gruppo dipinto sulla sinistra sembra raffigurare lo stesso artista che abbraccia il padre, insieme ad altri ricorrenti e paranoici simboli: il leone, la testa di donna, il pesce, la cavalletta, la mano col pugnale, e in fondo un torso femminile nudo che si intravede da una roccia forata.




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4 dicembre 2005

La persistenza della Memoria


Persistenza della memoria - 1931 - olio su tela ; 24 x 33
New York, Museum of Modern Art
In uno dei suoi scritti autobiografici, The Secret life of Salvador Dalí, pubblicato a New York nel 1942, l’artista descrive la genesi di questo dipinto inizialmente intitolato Orologi molli che rappresenta, in un certo senso, la storia della personalità di Dalí in eterno contrasto tra la dura scorza esterna del proprio ruolo pubblico e sociale e la sensibile “mollezza” della propria fragile interiorità. Su uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, tra gli scogli aguzzi della Costa Brava e un ulivo secco e malinconico in primo piano, Dalí immaginò tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà quotidiana e deformati dallo sguardo delirante di un sogno, che è quello creato dall’inconscio dell’artista sintetizzato nell’occhio dalle lunghe ciglia che giace addormentato (secondo un’idea già proposta da Dalí ne Il grande masturbatore del 1929). Questi tre orologi sul punto di sciogliersi al sole - mentre un quarto, ancora chiuso nel suo coperchio dorato, è assaltato da un cumulo di formiche brulicanti - rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una velocità e una connotazione diversa, interna, che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. L’opera, ribattezzata Persistenza della memoria, che oggi è indubbiamente il pezzo più famoso del MoMa di New York, venne acquistato dal mercante americano Julien Levy decretando il successo e la fortuna economica della produzione di Dalí negli Stati Uniti.




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15 novembre 2005

Salvador Dalì - frasi celebri

“L' unica differenza fra un pazzo e me, è che io non sono pazzo.”

"Federico Garcia Lorca disse che i baffi sono la costante tragica del volto umano, ma anche per i baffi mi accingevo a superare Nietzsche! I miei non sarebbero stati catastrofici, deprimenti e prostrati dalla musica Wagneriana. NO! Sarebbero stati affilati, imperialisti, ultra-razionalisti e puntati verso il cielo, come il misticismo verticale, come i sindacati verticali spagnoli.”

"Dal giorno in cui non mi recai all' appuntamento fissato da Breton, il surrealismo, come noi l' avevamo definito, è morto. Quando l' indomani un grande giornale mi domandò la definizione di surrealismo, risposi: «Il surrealismo sono io!»

“Sì, io credo d' essere il salvatore dell' arte moderna.”

“Si, dormendo e dipingendo, io sbavo di piacere.”

“La gelosia degli altri pittori è stata sempre il termometro del mio successo.”




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10 novembre 2005

Metodo Critico Paranoico

Of all the Surrealists and their achievements, there is one that stands out above all the others. The Paranoiac Critical method was a sensibility, or way of perceiving reality that was developed by Salvador Dalí. It was defined by Dalí himself as "irrational knowledge" based on a "delirium of interpretation". More simply put, it was a process by which the artist found new and unique ways to view the world around him. It is the ability of the artist or the viewer to perceive multiple images within the same configuration. The concept can be compared to Max Ernst's frottage or Leonardo da Vinci's scribbling and drawings. As a matter of fact, all of us have practiced the Paranoid Critical Method when gazing at stucco on a wall, or clouds in the sky, and seeing different shapes and visages therein. Dalí elevated this uniquely human characteristic into his own artform.
Dalí, though not a true paranoid, was able to simulate a paranoid state, without the use of drugs, and upon his return to 'normal perspective' he would paint what he saw and envisioned therein.
Dalí was able to create what he called "hand painted dream photographs" which were physical, painted representations of the hallucinations and images he would see while in his paranoid state. Although he certainly had his own load of mental problems to bear, it can be said that Dalí's delusions and paranoid hallucinations did not totally dominate his mind, as he was able to convey them to canvas.
Being a painter of miraculous skill, he was capable of reproducing his myriad fantasies and hallucinations as visual illusions on canvas.
It is in this context that one of Dalí's most famous statements takes on a whole new meaning and understanding.
"The only difference between myself and a madman, is that I am not mad!"

In Dalí's own words, taken from his Conquest of the Irrational, published in 1935:"My whole ambition in the pictorial domain is to materialize the images of my concrete irrationality with the most imperialist fury of precision..."
He then goes on to say: "Paranoiac-critical activity organizes and objectivizes in an exclusivist manner the limitless and unknown possibilities of the systematic association of subjective and objective 'significance' in the irrational..."
"..it makes the world of delirium pass onto the plane of reality"




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5 novembre 2005

Gala Dalì

Elena Dimitrovna Diakonova, born in Russia, daughter of a muscovite functionary; possessed a great sensitivity for art and distinct physical and intellectual attractiveness. She was part of the surrealist group, many of which were in love with her.

She met Dali in the spring of 1929, at the time married with Paul Eulard. They promised to visit him in Cadaqués during the next summer, a meeting arrangement that also included Bruñel, Magritte and his wife.

Dali's love for Gala, a woman 10 years older than him, exploded then; he realized numerous extravagancies to capture her attention. His emotion was such, that every time he tried to talk to her, he suffered uncontrollable laughing attacks.

During a stroll in Cabo de Creus, Dali fell on his knees laughing, he declared his love for her, and holding his hand Gala said "... my boy, let us never to be separated..." this would have given Dali a feeling of being divinely understood.

In his secret life, Dalí tells us: "...her body had an infantile complexion, scapula and lumbar muscles a teenager's tension, the curve of her back however, was extraordinarily feminine and gracefully joined the energetic torso with the delicate buttock, that her bee like shaping, made her even more desirable..."

Gala had a great influence on Salvador Dali's life and deed. She died on June 10, 1982. When the news was given to the painter, he said "...she is not dead, she will never die..."




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