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Ogni mattina quando mi alzo, sperimento un piacere supremo, quello di essere SALVADOR DALÌ
Il
mondo intorno a noi si dissolve, lasciando qua e là chiazze di tempo.
Penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto;
allora infine trionferà la musica.
Henry Miller (Tropico del Cancro)

At
the age of six years I wanted to be a chef. At the age of seven I
wanted to be Napoleon. My ambitions have continued to grow at the same
rate ever since.

...
Mistakes are almost always of a sacred nature. Never try to correct
them - On the contrary: rationalize them, understand them thoroughly -
After that, it will be possible for you to sublimate them ...

"¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!"
... L'intelligenza senza l'ambizione è un uccello senza ali ...

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15 febbraio 2006
SALVADOR DALÌ, L'INFEDELE
Salvador Dalì, uno dei più grandi artisti della storia, potrebbe essere la prossima vittima della censura islamica. Sotto inchiesta è finito un suo quadro poco conosciuto, intitolato "Maometto agli inferi", che il geniale artista catalano avrebbe dipinto ispirandosi alla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente al canto XXVIII. L'opera è stata definita delirante e intollerabile e per questo è stata oggetto di una fatwa: http://oumma.com/article.php3 ?id_article=1910
La fatwa colpisce anche il famoso passaggio del canto XXVIII (versi 28-36), quello in cui Dante inserisce Maometto nel suo Inferno.
Non dimentichiamo che l'Islam ha già preteso e ottenuto la censura di un pezzo teatrale di Voltaire, intitolato "Fanatisme ou Mahomet le prophète". Nessun teatro può rappresentare questa opera di Voltaire. La censura cominciò nel lontano 1994, quando il Théâtre de Carouge, che voleva mettere in scena il pezzo di Voltaire, si era visto annullare tutti finanzimenti e alla fine dovette annullare le rappresentazioni.
| inviato da il 15/2/2006 alle 20:38 | |
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25 gennaio 2006
Libro: Salvador Dalì. Il genio arrogante
Scioglie corpi e orologi, poi appuntisce i baffi sotto uno sguardo spiritato. Salvador Dalì è il genio folle del surrealismo, la firma dell'arte come paranoia, il cantore del delirio. Instancabilmente ambiguo, nella vita come nelle opere, strappa gli occhi alla realtà per accecarci d'inconscio, di ossessioni oniriche, macabre, erotiche. Perché è lui (è anche lui) quello diviso tra cosciente esaltazione e segreta fragilità. E lui che afferma "il surrealismo sono io", e poi cerca rifugio tra le braccia della moglie e musa Gaia. Lui, quello che sceglie di vivere gli ultimi anni della propria esistenza in quel capolavoro di celebrazione ed eccentricità che è il museo (di Figueras) dedicato a se stesso. E lui, allora, che dobbiamo conoscere.
Guidi Rita
Salvador Dalì. Il genio arrogante
Editore Bevivino (2005)
pagine 90, prezzo 5,00 €
| inviato da il 25/1/2006 alle 22:21 | |
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14 gennaio 2006
Giraffa in Fiamme

Giraffa in fiamme - 1936-1937 - olio su legno; 35 x 27
- Basilea, Kunstmuseum
Il
titolo dell’opera si riferisce alla spettrale carne bruciata della
giraffa sulla sinistra in secondo piano, che potrebbe essere la
materializzazione della guerra civile, scoppiata proprio in quel
momento in Spagna. La vera figura protagonista, però, è quella
femminile che occupa quasi tutto lo spazio del quadro e che inaugura
una nuova fisionomia di donna che ritroveremo rappresentata poi anche
in altre opere. L’immagine della donna “smontabile”, che rivela il suo
interno a cassetti, la donna–stipo, priva di volto e di identità
esteriore, che si scompone in protuberanze sorrette da stampelle, è
un’idea nata dalla riflessione sul valore delle teorie psicanalitiche
di Freud. L’artista, infatti, dichiarerà anni dopo: “L’unica differenza
tra la Grecia immortale e il nostro presente è Sigmund Freud, che
scoprì come il corpo dell’uomo, che al tempo dei greci era puramente
neoplatonico, sia oggi pieno di cassetti segreti, che solo la
psicanalisi è in grado di aprire”. Il surrealismo di Dalí, che da
questo periodo in poi prenderà le distanze da quello ufficiale di
Breton, diventa, dunque, sempre più eccentrico, incontrollabile e
freudiano nel dare libero spazio alle proprie allucinazioni
provocatorie, quelle che egli stesso definirà “attività paranoico-
critiche”.
| inviato da il 14/1/2006 alle 15:2 | |
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2 gennaio 2006
Salvador Dalì, Fancisco Franco e il fascismo

Salvador Dalì in compagnia di Francisco Franco
Una delle più grandi fonti di discussione per quanto
riguarda la vita privata del genio Salvador Dalì è il suo orientamento
politico. Quando il re di Spagna dichiarò ufficialmente l'inizio
dell'anno di Dalí, ci furono alcuni movimenti di protesta della
sinistra spagnola. La protesta era motivata dal fatto che Salvador Dalì
sarebbe stato un sostenitore del regime del generalissimo Franco. Gli
storici dell'arte su questo punto sono divisi.
Sappiamo per certo che durante la guerra civile di Spagna, Salvador
Dalì decise di non schierarsi, a quanti chiedevano il suo orientamento
politico, egli rispondeva "non sono né stalinista, né hitleriano...
sono DALINISTA!"
Ciononostante le sue simpatie per Francisco Franco erano già
conosciute: "Credo che Franco sia l'unico uomo politico intelligente
dei giorni nostri". Nel 1936 Breton decise di espellerlo dal movimento
surrealista parigino (tradizionalmente di ispirazione comunista e
anarchica) . Salvador Dalì rispose all'espulsione con la mitica frase
"¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!" (Non potete
espellermi, perché il surrealismo sono io!)
Dopo la fine della seconda guerra mondiale Salvador Dalì diventò
apertamente un sostenitore e anche un amico di Francisco Franco.
Applaudì le violente repressioni del regime fascista e nel 1975, mandò
un telegramma a Franco (che aveva appena condannato a morte quattro
oppositori politici) congratulandosi con lui ed invitandolo a fare
altrettanto con molte altre persone.
Si deve però anche dire che Salvador Dalì fu l'unica voce critica
accettata dal regime franchista. Per tutto il tempo della dittatura di
Franco tutti gli scritti di Federico Garcia Lorca erano proibiti, ma
Dalì continuò comunque a scrivere di Lorca e a pubblicizzarne le opere.
E Franco non osò mai mettere in discussione l'operato di Dalì: egli era
un intoccabile.
Le idee politiche di Salvador Dalì resteranno sempre un oggetto di
discussione, come tutto ciò che riguarda la sua esistenza. L'unica cosa
certa è che Dalì è uno dei pochi artisti del ventesimo secolo che ha
lasciato una impronta indelebile in tutti gli ambiti della cultura.
| inviato da il 2/1/2006 alle 14:16 | |
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2 gennaio 2006
Stipo antropomorfico
Stipo antropomorfico - 1936 - olio su legno; 25,4 x 44,2 - Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein – Westfalen
Nel
corso degli anni Dalí ha eseguito diversi disegni di questa figura, a
matita e a inchiostro, con lievi modifiche, mentre questa versione
finale a olio fu esposta per la prima volta a Londra, nel 1936, alla
Lefevre Gallery. In quella stessa città avvenne anche, due anni dopo,
il tanto desiderato incontro di Dalí con Freud. L’ispirazione di questo
straordinario dipinto deriva appunto dalle teorie del professore
viennese, sintetizzate nella figura umana scomposta in cassetti
segreti, finalmente aperti e rivelati alla vista grazie alla
rivoluzione psicanalitica freudiana. Il viso della misteriosa figura,
sdraiata nella penombra di una stanza vuota, è nascosto dai lunghi
capelli, mentre il suo corpo surreale conserva, dopotutto, delle
fattezze riconducibili a un modello umano. I cassetti semivuoti
sembrano pronti ad accogliere quelle idee e immagini prodotte dal
subconscio, mentre il braccio teso vorrebbe respingere quel piccolo
frammento fotografico di città luminosa e borghese che si intravede in
alto, come in un drammatico contrasto tra la reale solitudine umana e
la falsa esteriorità della convivenza civile e sociale.
| inviato da il 2/1/2006 alle 9:56 | |
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13 dicembre 2005
L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre
L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre
1929 - olio su tela; 110 x 150
- Monaco, Staatsgalerie Moderner Kunst
In
quest’opera dipinta in Catalogna, a Figueras, il volto dell’artista,
addormentato nel solito paesaggio sospeso e cristallino, questa volta
produce un sogno ossessivo e morboso, quello della madre, fonte di un
enigmatico desiderio da castrare e inibire, materializzato in una
gigantesca forma ibrida culminante in una piccola testa di leone. Nel
barocco prolungamento del profilo disteso, sembra che la struttura
geologica di una roccia erosa dal vento (forse uno degli scogli di Capo
Creuso) prenda lentamente la forma di un elemento architettonico di
Antonio Gaudí, il cui gotico mediterraneo il pittore aveva visto da
bambino a Barcellona. Le scritte ripetitive “ma mere, ma mere, ma
mere…” sono ispirate al poema di Tristan Tzara Il grande lamento della mia oscurità,
del 1917, e formano dei solchi sulla superficie di quella forma
inquietante. Il piccolo gruppo dipinto sulla sinistra sembra
raffigurare lo stesso artista che abbraccia il padre, insieme ad altri
ricorrenti e paranoici simboli: il leone, la testa di donna, il pesce,
la cavalletta, la mano col pugnale, e in fondo un torso femminile nudo
che si intravede da una roccia forata.
| inviato da il 13/12/2005 alle 22:20 | |
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4 dicembre 2005
La persistenza della Memoria
Persistenza della memoria - 1931 - olio su tela ; 24 x 33
New York, Museum of Modern Art
In uno dei suoi scritti autobiografici, The Secret life of Salvador Dalí, pubblicato a New York nel 1942, l’artista descrive la genesi di questo dipinto inizialmente intitolato Orologi molli
che rappresenta, in un certo senso, la storia della personalità di Dalí
in eterno contrasto tra la dura scorza esterna del proprio ruolo
pubblico e sociale e la sensibile “mollezza” della propria fragile
interiorità. Su uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, tra gli scogli
aguzzi della Costa Brava e un ulivo secco e malinconico in primo piano,
Dalí immaginò tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà
quotidiana e deformati dallo sguardo delirante di un sogno, che è
quello creato dall’inconscio dell’artista sintetizzato nell’occhio
dalle lunghe ciglia che giace addormentato (secondo un’idea già
proposta da Dalí ne Il grande masturbatore del 1929). Questi
tre orologi sul punto di sciogliersi al sole - mentre un quarto, ancora
chiuso nel suo coperchio dorato, è assaltato da un cumulo di formiche
brulicanti - rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui
trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una velocità e
una connotazione diversa, interna, che segue solo la logica dello stato
d’animo e del ricordo. L’opera, ribattezzata Persistenza della memoria,
che oggi è indubbiamente il pezzo più famoso del MoMa di New York,
venne acquistato dal mercante americano Julien Levy decretando il
successo e la fortuna economica della produzione di Dalí negli Stati
Uniti.
| inviato da il 4/12/2005 alle 11:39 | |
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28 novembre 2005
La tentazione di Sant'Antonio
La tentazione di sant’Antonio 1946 - olio su tela; 89,7 x 119,5
Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts
In
seguito alle esplosioni della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki nel
1945, Dalí diede inizio a nuove ricerche esistenziali e artistiche,
passando dalle suggestioni della psicanalisi a quelle della fisica
nucleare trasformata in un misticismo paranoico-critico, come racconta
egli stesso nel suo saggio sulla spiritualità Manifesto mistico
del 1951. Da questo momento in poi, infatti, egli rivolse la sua arte
verso una maggiore riconoscibilità delle forme, ispirandosi
prevalentemente all’iconografia religiosa occidentale. Questa
straordinaria opera, dipinta a New York, risente appunto, di questo
mutamento culturale e fu presentata al concorso indetto da Albert Levin
- e vinto poi da Max Ernst - per la realizzazione dell’unica scena a
colori del suo film sul soggetto Bel Ami di Guy de Maupassant.
Nel quadro la tentazione appare a sant’Antonio in forma di un cavallo
che s’impenna, simbolo del potere e della lussuria, e in forma di
alcuni elefanti che portano sulla groppa diversi elementi dall’evidente
connotazione erotica: una donna nuda e voluttuosa su un piedistallo, un
obelisco romano ispirato al Bernini, alcune strutture architettoniche
palladiane, e infine una torre dal simbolismo indubbiamente fallico. La
particolarità affascinante di questi animali giganti, che dovrebbero
rappresentare gli spiriti maligni che provocano il santo eremita nel
deserto, è la deformazione allungata e sottilissima delle zampe, che che permette loro di entrare in una dimensione di tramite tra la terra e il cielo, tra realtà e spiritualità.
| inviato da il 28/11/2005 alle 11:10 | |
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18 novembre 2005
Poesia d'America
Poesia d’America - SALVADOR DALÌ 1943 olio su tela; 116,8 x 78,7 Figueras, Fundació Gala – Salvador Dalí
In questo grande quadro, dipinto a Monterey in California, la dottrina
surrealista di Dalí viene pienamente applicata nella descrizione di
immagini ossessive, frutto degli anni di “esilio” trascorsi in America
durante la seconda guerra mondiale. Le due figure principali, che
sembrano essere due giocatori di football, rappresentano la vitalità e
il dinamismo americani, insieme a un altro piccolo personaggio che
spunta dalla schiena di uno dei due tenendo una palla ovale in
equilibrio su un dito. I due uomini senza volto sono in evidente
contrasto: quello visto da tergo sembra chiuso in un gesto di dolore, e
mostra un significativo cassetto aperto (quello della psiche), mentre
l’uomo frontale e colorato sembra raffigurare l’altra faccia
dell’America, quella positiva ed edonistica, sintetizzata nella
bottiglia di Coca Cola appesa in primo piano. In questa raffigurazione
di conflitto tra culture, Dalí ha espresso una sorta di premonizione
sulle difficoltà di convivenza che sarebbero nate tra cittadini bianchi
e neri dopo la guerra, come è visibile chiaramente dalla sagoma della
cartina del continente africano che sta per sciogliersi lungo la parete
della torre che, con il suo orologio immobile, sembra scandire un tempo
sospeso e metafisico. Ed è forse questo evocare senza raccontare il
senso della vera poesia del quadro.
| inviato da il 18/11/2005 alle 19:13 | |
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15 novembre 2005
Salvador Dalì - frasi celebri
“L' unica differenza fra un pazzo e me, è che io non sono pazzo.”
"Federico Garcia Lorca disse che i baffi sono la costante tragica del volto umano, ma anche per i baffi mi accingevo a superare Nietzsche! I miei non sarebbero stati catastrofici, deprimenti e prostrati dalla musica Wagneriana. NO! Sarebbero stati affilati, imperialisti, ultra-razionalisti e puntati verso il cielo, come il misticismo verticale, come i sindacati verticali spagnoli.”
"Dal giorno in cui non mi recai all' appuntamento fissato da Breton, il surrealismo, come noi l' avevamo definito, è morto. Quando l' indomani un grande giornale mi domandò la definizione di surrealismo, risposi: «Il surrealismo sono io!»
“Sì, io credo d' essere il salvatore dell' arte moderna.”
“Si, dormendo e dipingendo, io sbavo di piacere.”
“La gelosia degli altri pittori è stata sempre il termometro del mio successo.”
| inviato da il 15/11/2005 alle 17:36 | |
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15 novembre 2005
Diario di un Genio
“Ho la certezza che le mie qualità d’analista e di psicologo siano superiori a quelle di Marcel Proust. Non soltanto perché, fra i numerosi metodi ch’egli ignorava, io mi servo della psicoanalisi, ma soprattutto perché la struttura del mio spirito è di un tipo eminentemente paranoico, dunque più indicato per tal genere di esercizi, mentre la struttura del suo era quella di un nevrotico depresso, ossia la meno adatta a queste investigazioni. Cosa facilmente riconoscibile dallo stile deprimente e distratto dei suoi baffi che, come quelli ancora più deprimenti di Nietzsche, sono l’opposto dei baffi gai e vivaci di Velázquez o, meglio ancora, di quelli ultra-rinocerontici del vostro geniale e umile servitore [Dalí stesso]. E’ vero, m’è sempre piaciuto usare sistemi piliferi, sia dal punto di vista estetico per determinare il numero aureo che dipende dall’attaccatura dei capelli, sia nel dominio psicopatologico del baffo, questa costante tragica del carattere, certamente il segno più forte del volto maschile”.
S. Dalí, Port Lligat 1 novembre 1952, in Diario di un genio, 1964
| inviato da il 15/11/2005 alle 8:56 | |
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11 novembre 2005
La Metamorfosi del Narciso
SALVADOR DALI - La Metamorfosi Del Narciso 1936-37 Oil on canvas, 50.8 x 78.3 cm - The Tate Gallerie, London.
Dalì disse che questo dipinto trattava della morte e della pietrificazione di Narciso, che innamoratosi del suo riflesso fu trasformato nel fiore che porta il suo nome. Sigmund Freud, dopo aver visto questo quadro disse: "Non ho mai visto un così perfetto esempio di uomo spagnolo, che fanatico!" La scelta iconografica del dipinto deriva dalle suggestioni artistiche ricevute durante il viaggio in Italia compiuto dall’artista nel 1936, così come le figure dei nudi sullo sfondo che evocano pose classiche e atteggiamenti formali tipici dell’arte rinascimentale e manierista. Il mito classico del giovane Narciso, che innamoratosi della propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua e impossibilitato a possederla si trasforma nel fiore che porta il suo nome, offrì lo spunto all’artista per inscenare questa metamorfosi ovidiana in un’ambigua relazione tra illusione e realtà, come egli stesso descrisse nel suo poema intitolato appunto La Metamorfosi di Ovidio. La splendida figura accovacciata di Narciso, che giganteggia come una roccia sulla superficie lucida e riflettente del lago, si trasforma nel suo doppio che assume l’aspetto di una grande mano pietrificata che regge un uovo crepato da cui nasce il fiore narciso. Le fasi di trasformazione sono rese in una narrazione consecutiva da sinistra a destra, così anche i colori opachi e le forme dapprima trasparenti, evanescenti e quasi invisibili acquistano gradatamente una connotazione realistica e concreta, come un lento risveglio dopo un sogno visionario.
| inviato da il 11/11/2005 alle 21:33 | |
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10 novembre 2005
Metodo Critico Paranoico
Of all the Surrealists and their achievements, there is one that stands out above all the others. The Paranoiac Critical method was a sensibility, or way of perceiving reality that was developed by Salvador Dalí. It was defined by Dalí himself as "irrational knowledge" based on a "delirium of interpretation". More simply put, it was a process by which the artist found new and unique ways to view the world around him. It is the ability of the artist or the viewer to perceive multiple images within the same configuration. The concept can be compared to Max Ernst's frottage or Leonardo da Vinci's scribbling and drawings. As a matter of fact, all of us have practiced the Paranoid Critical Method when gazing at stucco on a wall, or clouds in the sky, and seeing different shapes and visages therein. Dalí elevated this uniquely human characteristic into his own artform. Dalí, though not a true paranoid, was able to simulate a paranoid state, without the use of drugs, and upon his return to 'normal perspective' he would paint what he saw and envisioned therein. Dalí was able to create what he called "hand painted dream photographs" which were physical, painted representations of the hallucinations and images he would see while in his paranoid state. Although he certainly had his own load of mental problems to bear, it can be said that Dalí's delusions and paranoid hallucinations did not totally dominate his mind, as he was able to convey them to canvas. Being a painter of miraculous skill, he was capable of reproducing his myriad fantasies and hallucinations as visual illusions on canvas. It is in this context that one of Dalí's most famous statements takes on a whole new meaning and understanding. "The only difference between myself and a madman, is that I am not mad!"
In Dalí's own words, taken from his Conquest of the Irrational, published in 1935:"My whole ambition in the pictorial domain is to materialize the images of my concrete irrationality with the most imperialist fury of precision..." He then goes on to say: "Paranoiac-critical activity organizes and objectivizes in an exclusivist manner the limitless and unknown possibilities of the systematic association of subjective and objective 'significance' in the irrational..." "..it makes the world of delirium pass onto the plane of reality"
| inviato da il 10/11/2005 alle 20:18 | |
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6 novembre 2005
Il Surrealismo
Il surrealismo è una corrente pittorica diffusa in Europa nel XX secolo.
La produzione artistica della prima metà del ‘900 è stata determinata dalla nascita della psicologia moderna, dalle teorie di Sigmund Freud. Sempre da Freud, i pittori che dettero vita al surrealismo presero un altro elemento che diede loro la possibilità di esaminare ed far emergere l’inconscio: il Sogno. I primi studi sul sogno risalgono al 1900, con la pubblicazione di Freud de “L’interpretazione dei sogni”, secondo cui il sogno è la via regia verso la scoperta dell’inconscio. Nel sogno, l’uomo perde il controllo della coscienza e fa emergere il suo inconscio con immagini simboliche. Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica, e quindi difficile da tradurre in parole, ossia un linguaggio logico. Può quindi risultare più semplice rappresentare un sogno mediante immagini. Da qui nasce la teoria del surrealismo.
Fu André Breton a dirigere, nel 1924, il Manifesto del Surrealismo. Secondo Breton, bisogna giungere ad una realtà superiore (surrealtà) in modo da poter conciliare i momenti principali del pensiero dell’uomo: quello della veglia e quella del sogno.
Al surrealismo aderirono diversi pittori europei, come Max Ernst, Joan Miró, René Magritte e Salvador Dalí.
| inviato da il 6/11/2005 alle 9:41 | |
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5 novembre 2005
Gala Dalì
Elena Dimitrovna Diakonova, born in Russia, daughter of a muscovite functionary; possessed a great sensitivity for art and distinct physical and intellectual attractiveness. She was part of the surrealist group, many of which were in love with her.
She met Dali in the spring of 1929, at the time married with Paul Eulard. They promised to visit him in Cadaqués during the next summer, a meeting arrangement that also included Bruñel, Magritte and his wife.
Dali's love for Gala, a woman 10 years older than him, exploded then; he realized numerous extravagancies to capture her attention. His emotion was such, that every time he tried to talk to her, he suffered uncontrollable laughing attacks.
During a stroll in Cabo de Creus, Dali fell on his knees laughing, he declared his love for her, and holding his hand Gala said "... my boy, let us never to be separated..." this would have given Dali a feeling of being divinely understood.
In his secret life, Dalí tells us: "...her body had an infantile complexion, scapula and lumbar muscles a teenager's tension, the curve of her back however, was extraordinarily feminine and gracefully joined the energetic torso with the delicate buttock, that her bee like shaping, made her even more desirable..."
Gala had a great influence on Salvador Dali's life and deed. She died on June 10, 1982. When the news was given to the painter, he said "...she is not dead, she will never die..."
| inviato da il 5/11/2005 alle 18:29 | |
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27 ottobre 2005
L'invenzione dei mostri
The Invention of the Monsters, SALVADOR DALÌ - 1937 - oil on panel - 51.2 x 78.5 cm - The Art Institute of Chicago, Chicago -
L'Invenzione dei Mostri fa parte di una serie di lavori che si
potrebbero definire tumultuosi, dipinti da Dalì tra il 1935 e il 1940;
tra queste opere fanno parte anche "La premonizione della guerra
civile" (vedi articolo del 23 ottobre) e "Cannibalismo autunnale".
Questi dipinti sono un riflesso del tragico periodo che precedette la
Seconda Guerra Mondiale. Salvador Dalì scrisse: "Queste persone
iberiche che si divorano tra loro in autunno, esprimono tutto il pathos
della guerra civile, pensata come un fenomeno naturale della storia."
Ne "L' Invenzione dei Mostri" Dalì fa una premonizione della Seconda
Guerra Mondiale. Il titolo è stato ispirato dagli scritti di
Nostradamus, che vedeva nell'apparizione di un mostro un presagio di
guerra. Questa tela fu dipinta nelle montagne di Sommering appena pochi
mesi prima dell' "Anschluss". Fu una vera e propria profezia.
Le donne-cavallo rappresentano i mostri del fiume (carattere femminile
e materno), la giraffa incendiaria è il mostro cosmico e apocalittico
(carattere maschile). Il gatto-angelo è il divino mostro eterosessuale,
la clessidra rappresenta il mostro metafisico. Gala e Dalì insieme
formano il mostro sentimentale.
| inviato da il 27/10/2005 alle 22:0 | |
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25 ottobre 2005
Toreador Allucinogeno
The Hallucinogenic Toreador, SALVADOR DALÌ 1968-70
- oil on canvas - 398.8 x 299.7 cm - Morse Charitable Trust on
loan to the Salvador Dalí Museum, St. Petersburg, Florida -
Dalì cominciò a dipingere questa imponente opera
nel 1968 e la terminò nel 1970, quando fu acquistata da Mr. e Mrs. A.
Reynolds per il Salvador Dalì Museum di Cleveland.
La doppia immagine che appare al centro dell'opera è quella della
Venere di Milo ripetuta diverse volte da diverse angolazioni in modo
che le ombre formino l'immagine del tereador, il cui mantello è fatto
di corpuscoli ottenuti tramite la moltiplicazione di punti e mosche,
mescolati con l'immagine corpuscolare del toro morente.
L'idea partì da una visione di Salvador Dalì, quando guardando la
Venere di Milo ritratta su una scatola di matite, vide apparire il viso
di un torero. L'architettura dell'arena è illuminata dalle luci e dalle
ombre del sole delle cinque del pomeriggio (l'ora della corrida).
Il viso del toreador appare al centro della Venere, la faccia è
inclinata, le labbra sono pendenti ed il seno destro della
Venere compone il naso del toreador. Il vestito verde della Venere
diventa la sua cravatta, il suo addome diventa il suo mento. L'arena in
alto forma il cappello del toreador.
Particolare degno di nota è il ritratto della sua amata Gala. Si può
notare come il suo viso sia profondamente triste (Gala odiava la
corrida).
Questa opera può essere vista come la più completa retrospettiva
dell'intera carriera di Dalì: incorpora elementi della cultura
catalana, le sue credenze religiose e i più importanti eventi della sua
vita.
| inviato da il 25/10/2005 alle 19:33 | |
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23 ottobre 2005
Crocifissione (Corpus Hypercubus)

Crucifixion ('Corpus Hypercubus) - SALVADOR DALÌ 1954 - oil on canvas - 194.5 x 124 cm - Metropolitan Museum of Art, New York
Il 27 Marzo 1953, Salvador Dalì annunciò che avrebbe dipinto un quadro
sensazionale: un Cristo esplosivo, nucleare e ipercubico. Disse che
sarebbe stato il primo quadro dipinto con una tecnica classica e una
formula accademica, ma composto da elementi cubici. Quando un
giornalista gli chiese perché volesse dipingere un "Cristo esplodente"
Dalì rispose: "Non lo so ancora. Prima ho le idee, poi le spiego.
Questo dipinto sarà il grande lavoro metafisico della mia estate."
Il dipinto fu terminato nel 1954 ed esposto il mese di dicembre alla
Carstairs Gallery di New York. È indubbiamente uno dei lavori più
significativi dei suoi dipinti religiosi in stile classico.
"Metafisico, trascendente, cubico" Così Dalì definisce il suo
capolavoro. La Crocifissione è un impressionante lavoro che combina
magistralmente gli elementi del misticismo nucleare di Dalì con il
ritorno alla sua eredità cattolica. È una crocifissione al tempo della
scienza moderna. Un particolare degno di nota è la mancanza di chiodi
nelle mani e nei piedi del Cristo, particolare che indica la sua
perfetta e completa redenzione. La croce rappresenta il possibile
riflesso di un mondo in quattro dimensioni. Dalì unisce il fascino
della matematica alla sua fede cattolica, indicando che due concetti
apparentemente contrapposti, la scienza e la fede, possono
coesistere.
La donna ai piedi della croce è Gala Dalì, la musa ispiratrice di Salvador.
| inviato da il 23/10/2005 alle 14:58 | |
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23 ottobre 2005
Rosa Meditativa
Meditative Rose - Salvador Dali, 1958.
- oil on canvas - 36 x 28 cm - Mr. and Mrs. Arnold Grant Collection, New York
Le rose appaiono in molte opere di Dalì. Negli
anni trenta fece molti dipinti di donne le cui teste erano formate da
rose. Dalì utilizza la rosa come un simbolo della sessualità femminile.
"L'uomo invisibile" (1929-32) include due donne parzialmente nude con
rose che appaiono dove dovrebbero essere il loro lombi. Nel 1930, Dalì
utilizzò questa immagine in un modo più definito, dipingendo una donna
con rose sanguinanti che uscivano dai suoi lombi. Per Dalì, la rosa
rappresenta la mestruazione e gli organi riproduttivi della
donna.
"La Rosa Meditativa" ha una struttura in comune con "Portrait of Gala
with the Rhinocerotic Symptoms (1954)". In entrambi i dipinti c'è una
vivida rosa rossa che fa da contrasto con il cielo blu. Nella Rosa
Meditativa si può vedere una piccola goccia di acqua su un petalo del
fiore, dettaglio di un realismo impressionante. Un vero
capolavoro.
| inviato da il 23/10/2005 alle 14:9 | |
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23 ottobre 2005
Premonizione della guerra civile
Soft construction with boiled beans - Civil War premonition
Salvador Dali, (1936) - Oil on canvas, 100 x
99 cm
The Philadelphia Museum of Art (The Louise and Walter Arensberg
Collection), Philadelphia.
Questo dipinto fu terminato sei mesi prima della guerra civile
spagnola. Si può notare come le varie parti dello stesso corpo si
stiano ferendo l'un l'altra; questa è l'idea di Dalì sulle atrocità di
questo terribile evento. Davanti alle pressioni che chiedevano un suo
delineamento politico, Salvador Dalì rispose: "Non sono né Hilteriano,
né Staliniano. Sono Dalìniano!"
| inviato da il 23/10/2005 alle 12:14 | |
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