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  Surrealismo [ Blog dei Surrealisti Critici Paranoici, Questo Blog è solo per veri Daliniani ]
         

Ogni mattina quando mi alzo,
sperimento un piacere supremo,
quello di essere SALVADOR DALÌ




Il mondo intorno a noi si dissolve, lasciando qua e là chiazze di tempo. Penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica. 

Henry Miller (Tropico del Cancro)


At the age of six years I wanted to be a chef. At the age of seven I wanted to be Napoleon. My ambitions have continued to grow at the same rate ever since.

  ... Mistakes are almost always of a sacred nature. Never try to correct them - On the contrary: rationalize them, understand them thoroughly - After that, it will be possible for you to sublimate them ...

"¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!"


... L'intelligenza senza l'ambizione è un uccello senza ali ...



15 febbraio 2006

SALVADOR DALÌ, L'INFEDELE

Salvador Dalì, uno dei più grandi artisti della storia, potrebbe essere la prossima vittima della censura islamica. Sotto inchiesta è finito un suo quadro poco conosciuto, intitolato "Maometto agli inferi", che il geniale artista catalano avrebbe dipinto ispirandosi alla Divina Commedia di Dante Alighieri, più precisamente al canto XXVIII. L'opera è stata definita delirante e intollerabile e per questo è stata oggetto di una fatwa: http://oumma.com/article.php3 ?id_article=1910 La fatwa colpisce anche il famoso passaggio del canto XXVIII (versi 28-36), quello in cui Dante inserisce Maometto nel suo Inferno. Non dimentichiamo che l'Islam ha già preteso e ottenuto la censura di un pezzo teatrale di Voltaire, intitolato "Fanatisme ou Mahomet le prophète". Nessun teatro può rappresentare questa opera di Voltaire. La censura cominciò nel lontano 1994, quando il Théâtre de Carouge, che voleva mettere in scena il pezzo di Voltaire, si era visto annullare tutti finanzimenti e alla fine dovette annullare le rappresentazioni.




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25 gennaio 2006

Libro: Salvador Dalì. Il genio arrogante

Scioglie corpi e orologi, poi appuntisce i baffi sotto uno sguardo spiritato. Salvador Dalì è il genio folle del surrealismo, la firma dell'arte come paranoia, il cantore del delirio. Instancabilmente ambiguo, nella vita come nelle opere, strappa gli occhi alla realtà per accecarci d'inconscio, di ossessioni oniriche, macabre, erotiche. Perché è lui (è anche lui) quello diviso tra cosciente esaltazione e segreta fragilità. E lui che afferma "il surrealismo sono io", e poi cerca rifugio tra le braccia della moglie e musa Gaia. Lui, quello che sceglie di vivere gli ultimi anni della propria esistenza in quel capolavoro di celebrazione ed eccentricità che è il museo (di Figueras) dedicato a se stesso. E lui, allora, che dobbiamo conoscere. Guidi Rita Salvador Dalì. Il genio arrogante Editore Bevivino (2005) pagine 90, prezzo 5,00 €




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14 gennaio 2006

Giraffa in Fiamme


Giraffa in fiamme -
1936-1937 - olio su legno; 35 x 27 - Basilea, Kunstmuseum

Il titolo dell’opera si riferisce alla spettrale carne bruciata della giraffa sulla sinistra in secondo piano, che potrebbe essere la materializzazione della guerra civile, scoppiata proprio in quel momento in Spagna. La vera figura protagonista, però, è quella femminile che occupa quasi tutto lo spazio del quadro e che inaugura una nuova fisionomia di donna che ritroveremo rappresentata poi anche in altre opere. L’immagine della donna “smontabile”, che rivela il suo interno a cassetti, la donna–stipo, priva di volto e di identità esteriore, che si scompone in protuberanze sorrette da stampelle, è un’idea nata dalla riflessione sul valore delle teorie psicanalitiche di Freud. L’artista, infatti, dichiarerà anni dopo: “L’unica differenza tra la Grecia immortale e il nostro presente è Sigmund Freud, che scoprì come il corpo dell’uomo, che al tempo dei greci era puramente neoplatonico, sia oggi pieno di cassetti segreti, che solo la psicanalisi è in grado di aprire”. Il surrealismo di Dalí, che da questo periodo in poi prenderà le distanze da quello ufficiale di Breton, diventa, dunque, sempre più eccentrico, incontrollabile e freudiano nel dare libero spazio alle proprie allucinazioni provocatorie, quelle che egli stesso definirà “attività paranoico- critiche”.




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2 gennaio 2006

Salvador Dalì, Fancisco Franco e il fascismo


Salvador Dalì in compagnia di Francisco Franco
Una delle più grandi fonti di discussione per quanto riguarda la vita privata del genio Salvador Dalì è il suo orientamento politico. Quando il re di Spagna dichiarò ufficialmente l'inizio dell'anno di Dalí, ci furono alcuni movimenti di protesta della sinistra spagnola. La protesta era motivata dal fatto che Salvador Dalì sarebbe stato un sostenitore del regime del generalissimo Franco. Gli storici dell'arte su questo punto sono divisi.
Sappiamo per certo che durante la guerra civile di Spagna, Salvador Dalì decise di non schierarsi, a quanti chiedevano il suo orientamento politico, egli rispondeva "non sono né stalinista, né hitleriano... sono DALINISTA!"
Ciononostante le sue simpatie per Francisco Franco erano già conosciute: "Credo che Franco sia l'unico uomo politico intelligente dei giorni nostri". Nel 1936 Breton decise di espellerlo dal movimento surrealista parigino (tradizionalmente di ispirazione comunista e anarchica) . Salvador Dalì rispose all'espulsione con la mitica frase "¡No podéis expulsarme porque el Surrealismo soy Yo!" (Non potete espellermi, perché il surrealismo sono io!)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale Salvador Dalì diventò apertamente un sostenitore e anche un amico di Francisco Franco. Applaudì le violente repressioni del regime fascista e nel 1975, mandò un telegramma a Franco (che aveva appena condannato a morte quattro oppositori politici) congratulandosi con lui ed invitandolo a fare altrettanto con molte altre persone.  
Si deve però anche dire che Salvador Dalì fu l'unica voce critica accettata dal regime franchista. Per tutto il tempo della dittatura di Franco tutti gli scritti di Federico Garcia Lorca erano proibiti, ma Dalì continuò comunque a scrivere di Lorca e a pubblicizzarne le opere. E Franco non osò mai mettere in discussione l'operato di Dalì: egli era un intoccabile.
Le idee politiche di Salvador Dalì resteranno sempre un oggetto di discussione, come tutto ciò che riguarda la sua esistenza. L'unica cosa certa è che Dalì è uno dei pochi artisti del ventesimo secolo che ha lasciato una impronta indelebile in tutti gli ambiti della cultura.





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2 gennaio 2006

Stipo antropomorfico


Stipo antropomorfico - 1936 - olio su legno; 25,4 x 44,2 - Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein – Westfalen
Nel corso degli anni Dalí ha eseguito diversi disegni di questa figura, a matita e a inchiostro, con lievi modifiche, mentre questa versione finale a olio fu esposta per la prima volta a Londra, nel 1936, alla Lefevre Gallery. In quella stessa città avvenne anche, due anni dopo, il tanto desiderato incontro di Dalí con Freud. L’ispirazione di questo straordinario dipinto deriva appunto dalle teorie del professore viennese, sintetizzate nella figura umana scomposta in cassetti segreti, finalmente aperti e rivelati alla vista grazie alla rivoluzione psicanalitica freudiana. Il viso della misteriosa figura, sdraiata nella penombra di una stanza vuota, è nascosto dai lunghi capelli, mentre il suo corpo surreale conserva, dopotutto, delle fattezze riconducibili a un modello umano. I cassetti semivuoti sembrano pronti ad accogliere quelle idee e immagini prodotte dal subconscio, mentre il braccio teso vorrebbe respingere quel piccolo frammento fotografico di città luminosa e borghese che si intravede in alto, come in un drammatico contrasto tra la reale solitudine umana e la falsa esteriorità della convivenza civile e sociale.




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13 dicembre 2005

L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre


L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre
1929 - olio su tela; 110 x 150 - Monaco, Staatsgalerie Moderner Kunst

In quest’opera dipinta in Catalogna, a Figueras, il volto dell’artista, addormentato nel solito paesaggio sospeso e cristallino, questa volta produce un sogno ossessivo e morboso, quello della madre, fonte di un enigmatico desiderio da castrare e inibire, materializzato in una gigantesca forma ibrida culminante in una piccola testa di leone. Nel barocco prolungamento del profilo disteso, sembra che la struttura geologica di una roccia erosa dal vento (forse uno degli scogli di Capo Creuso) prenda lentamente la forma di un elemento architettonico di Antonio Gaudí, il cui gotico mediterraneo il pittore aveva visto da bambino a Barcellona. Le scritte ripetitive “ma mere, ma mere, ma mere…” sono ispirate al poema di Tristan Tzara Il grande lamento della mia oscurità, del 1917, e formano dei solchi sulla superficie di quella forma inquietante. Il piccolo gruppo dipinto sulla sinistra sembra raffigurare lo stesso artista che abbraccia il padre, insieme ad altri ricorrenti e paranoici simboli: il leone, la testa di donna, il pesce, la cavalletta, la mano col pugnale, e in fondo un torso femminile nudo che si intravede da una roccia forata.




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4 dicembre 2005

La persistenza della Memoria


Persistenza della memoria - 1931 - olio su tela ; 24 x 33
New York, Museum of Modern Art
In uno dei suoi scritti autobiografici, The Secret life of Salvador Dalí, pubblicato a New York nel 1942, l’artista descrive la genesi di questo dipinto inizialmente intitolato Orologi molli che rappresenta, in un certo senso, la storia della personalità di Dalí in eterno contrasto tra la dura scorza esterna del proprio ruolo pubblico e sociale e la sensibile “mollezza” della propria fragile interiorità. Su uno dei tanti paesaggi di Port Lligat, tra gli scogli aguzzi della Costa Brava e un ulivo secco e malinconico in primo piano, Dalí immaginò tre orologi come oggetti inattesi, sottratti alla realtà quotidiana e deformati dallo sguardo delirante di un sogno, che è quello creato dall’inconscio dell’artista sintetizzato nell’occhio dalle lunghe ciglia che giace addormentato (secondo un’idea già proposta da Dalí ne Il grande masturbatore del 1929). Questi tre orologi sul punto di sciogliersi al sole - mentre un quarto, ancora chiuso nel suo coperchio dorato, è assaltato da un cumulo di formiche brulicanti - rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una velocità e una connotazione diversa, interna, che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo. L’opera, ribattezzata Persistenza della memoria, che oggi è indubbiamente il pezzo più famoso del MoMa di New York, venne acquistato dal mercante americano Julien Levy decretando il successo e la fortuna economica della produzione di Dalí negli Stati Uniti.




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28 novembre 2005

La tentazione di Sant'Antonio


La tentazione di sant’Antonio 1946 - olio su tela; 89,7 x 119,5
Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts

In seguito alle esplosioni della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki nel 1945, Dalí diede inizio a nuove ricerche esistenziali e artistiche, passando dalle suggestioni della psicanalisi a quelle della fisica nucleare trasformata in un misticismo paranoico-critico, come racconta egli stesso nel suo saggio sulla spiritualità Manifesto mistico del 1951. Da questo momento in poi, infatti, egli rivolse la sua arte verso una maggiore riconoscibilità delle forme, ispirandosi prevalentemente all’iconografia religiosa occidentale. Questa straordinaria opera, dipinta a New York, risente appunto, di questo mutamento culturale e fu presentata al concorso indetto da Albert Levin - e vinto poi da Max Ernst - per la realizzazione dell’unica scena a colori del suo film sul soggetto Bel Ami di Guy de Maupassant. Nel quadro la tentazione appare a sant’Antonio in forma di un cavallo che s’impenna, simbolo del potere e della lussuria, e in forma di alcuni elefanti che portano sulla groppa diversi elementi dall’evidente connotazione erotica: una donna nuda e voluttuosa su un piedistallo, un obelisco romano ispirato al Bernini, alcune strutture architettoniche palladiane, e infine una torre dal simbolismo indubbiamente fallico. La particolarità affascinante di questi animali giganti, che dovrebbero rappresentare gli spiriti maligni che provocano il santo eremita nel deserto, è la deformazione allungata e sottilissima delle zampe, che che permette loro di entrare in una dimensione di tramite tra la terra e il cielo, tra realtà e spiritualità.




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18 novembre 2005

Poesia d'America


Poesia d’America - SALVADOR DALÌ 1943 olio su tela; 116,8 x 78,7 Figueras, Fundació Gala – Salvador Dalí
In questo grande quadro, dipinto a Monterey in California, la dottrina surrealista di Dalí viene pienamente applicata nella descrizione di immagini ossessive, frutto degli anni di “esilio” trascorsi in America durante la seconda guerra mondiale. Le due figure principali, che sembrano essere due giocatori di football, rappresentano la vitalità e il dinamismo americani, insieme a un altro piccolo personaggio che spunta dalla schiena di uno dei due tenendo una palla ovale in equilibrio su un dito. I due uomini senza volto sono in evidente contrasto: quello visto da tergo sembra chiuso in un gesto di dolore, e mostra un significativo cassetto aperto (quello della psiche), mentre l’uomo frontale e colorato sembra raffigurare l’altra faccia dell’America, quella positiva ed edonistica, sintetizzata nella bottiglia di Coca Cola appesa in primo piano. In questa raffigurazione di conflitto tra culture, Dalí ha espresso una sorta di premonizione sulle difficoltà di convivenza che sarebbero nate tra cittadini bianchi e neri dopo la guerra, come è visibile chiaramente dalla sagoma della cartina del continente africano che sta per sciogliersi lungo la parete della torre che, con il suo orologio immobile, sembra scandire un tempo sospeso e metafisico. Ed è forse questo evocare senza raccontare il senso della vera poesia del quadro.




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15 novembre 2005

Salvador Dalì - frasi celebri

“L' unica differenza fra un pazzo e me, è che io non sono pazzo.”

"Federico Garcia Lorca disse che i baffi sono la costante tragica del volto umano, ma anche per i baffi mi accingevo a superare Nietzsche! I miei non sarebbero stati catastrofici, deprimenti e prostrati dalla musica Wagneriana. NO! Sarebbero stati affilati, imperialisti, ultra-razionalisti e puntati verso il cielo, come il misticismo verticale, come i sindacati verticali spagnoli.”

"Dal giorno in cui non mi recai all' appuntamento fissato da Breton, il surrealismo, come noi l' avevamo definito, è morto. Quando l' indomani un grande giornale mi domandò la definizione di surrealismo, risposi: «Il surrealismo sono io!»

“Sì, io credo d' essere il salvatore dell' arte moderna.”

“Si, dormendo e dipingendo, io sbavo di piacere.”

“La gelosia degli altri pittori è stata sempre il termometro del mio successo.”




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15 novembre 2005

Diario di un Genio

“Ho la certezza che le mie qualità d’analista e di psicologo siano superiori a quelle di Marcel Proust. Non soltanto perché, fra i numerosi metodi ch’egli ignorava, io mi servo della psicoanalisi, ma soprattutto perché la struttura del mio spirito è di un tipo eminentemente paranoico, dunque più indicato per tal genere di esercizi, mentre la struttura del suo era quella di un nevrotico depresso, ossia la meno adatta a queste investigazioni. Cosa facilmente riconoscibile dallo stile deprimente e distratto dei suoi baffi che, come quelli ancora più deprimenti di Nietzsche, sono l’opposto dei baffi gai e vivaci di Velázquez o, meglio ancora, di quelli ultra-rinocerontici del vostro geniale e umile servitore [Dalí stesso]. E’ vero, m’è sempre piaciuto usare sistemi piliferi, sia dal punto di vista estetico per determinare il numero aureo che dipende dall’attaccatura dei capelli, sia nel dominio psicopatologico del baffo, questa costante tragica del carattere, certamente il segno più forte del volto maschile”.

S. Dalí, Port Lligat 1 novembre 1952, in Diario di un genio, 1964




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11 novembre 2005

La Metamorfosi del Narciso



SALVADOR DALI - La Metamorfosi Del Narciso 1936-37
Oil on canvas, 50.8 x 78.3 cm - The Tate Gallerie, London.

Dalì disse che questo dipinto trattava della morte e della
pietrificazione di Narciso, che innamoratosi del suo riflesso fu
trasformato nel fiore che porta il suo nome. Sigmund Freud, dopo aver
visto questo quadro disse: "Non ho mai visto un così perfetto esempio
di uomo spagnolo, che fanatico!"

La scelta iconografica del dipinto deriva dalle suggestioni artistiche ricevute durante il viaggio in Italia compiuto dall’artista nel 1936, così come le figure dei nudi sullo sfondo che evocano pose classiche e atteggiamenti formali tipici dell’arte rinascimentale e manierista. Il mito classico del giovane Narciso, che innamoratosi della propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua e impossibilitato a possederla si trasforma nel fiore che porta il suo nome, offrì lo spunto all’artista per inscenare questa metamorfosi ovidiana in un’ambigua relazione tra illusione e realtà, come egli stesso descrisse nel suo poema intitolato appunto La Metamorfosi di Ovidio. La splendida figura accovacciata di Narciso, che giganteggia come una roccia sulla superficie lucida e riflettente del lago, si trasforma nel suo doppio che assume l’aspetto di una grande mano pietrificata che regge un uovo crepato da cui nasce il fiore narciso. Le fasi di trasformazione sono rese in una narrazione consecutiva da sinistra a destra, così anche i colori opachi e le forme dapprima trasparenti, evanescenti e quasi invisibili acquistano gradatamente una connotazione realistica e concreta, come un lento risveglio dopo un sogno visionario.




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10 novembre 2005

Metodo Critico Paranoico

Of all the Surrealists and their achievements, there is one that stands out above all the others. The Paranoiac Critical method was a sensibility, or way of perceiving reality that was developed by Salvador Dalí. It was defined by Dalí himself as "irrational knowledge" based on a "delirium of interpretation". More simply put, it was a process by which the artist found new and unique ways to view the world around him. It is the ability of the artist or the viewer to perceive multiple images within the same configuration. The concept can be compared to Max Ernst's frottage or Leonardo da Vinci's scribbling and drawings. As a matter of fact, all of us have practiced the Paranoid Critical Method when gazing at stucco on a wall, or clouds in the sky, and seeing different shapes and visages therein. Dalí elevated this uniquely human characteristic into his own artform.
Dalí, though not a true paranoid, was able to simulate a paranoid state, without the use of drugs, and upon his return to 'normal perspective' he would paint what he saw and envisioned therein.
Dalí was able to create what he called "hand painted dream photographs" which were physical, painted representations of the hallucinations and images he would see while in his paranoid state. Although he certainly had his own load of mental problems to bear, it can be said that Dalí's delusions and paranoid hallucinations did not totally dominate his mind, as he was able to convey them to canvas.
Being a painter of miraculous skill, he was capable of reproducing his myriad fantasies and hallucinations as visual illusions on canvas.
It is in this context that one of Dalí's most famous statements takes on a whole new meaning and understanding.
"The only difference between myself and a madman, is that I am not mad!"

In Dalí's own words, taken from his Conquest of the Irrational, published in 1935:"My whole ambition in the pictorial domain is to materialize the images of my concrete irrationality with the most imperialist fury of precision..."
He then goes on to say: "Paranoiac-critical activity organizes and objectivizes in an exclusivist manner the limitless and unknown possibilities of the systematic association of subjective and objective 'significance' in the irrational..."
"..it makes the world of delirium pass onto the plane of reality"




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6 novembre 2005

Il Surrealismo

Il surrealismo è una corrente pittorica diffusa in Europa nel XX secolo.

La produzione artistica della prima metà del ‘900 è stata determinata dalla nascita della psicologia moderna, dalle teorie di Sigmund Freud.
Sempre da Freud, i pittori che dettero vita al surrealismo presero un altro elemento che diede loro la possibilità di esaminare ed far emergere l’inconscio: il Sogno.
I primi studi sul sogno risalgono al 1900, con la pubblicazione di Freud de “L’interpretazione dei sogni”, secondo cui il sogno è la via regia verso la scoperta dell’inconscio. Nel sogno, l’uomo perde il controllo della coscienza e fa emergere il suo inconscio con immagini simboliche.
Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica, e quindi difficile da tradurre in parole, ossia un linguaggio logico. Può quindi risultare più semplice rappresentare un sogno mediante immagini. Da qui nasce la teoria del surrealismo.

Fu André Breton a dirigere, nel 1924, il Manifesto del Surrealismo. Secondo Breton, bisogna giungere ad una realtà superiore (surrealtà) in modo da poter conciliare i momenti principali del pensiero dell’uomo: quello della veglia e quella del sogno.

Al surrealismo aderirono diversi pittori europei, come Max Ernst, Joan Miró, René Magritte e Salvador Dalí.




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5 novembre 2005

Gala Dalì

Elena Dimitrovna Diakonova, born in Russia, daughter of a muscovite functionary; possessed a great sensitivity for art and distinct physical and intellectual attractiveness. She was part of the surrealist group, many of which were in love with her.

She met Dali in the spring of 1929, at the time married with Paul Eulard. They promised to visit him in Cadaqués during the next summer, a meeting arrangement that also included Bruñel, Magritte and his wife.

Dali's love for Gala, a woman 10 years older than him, exploded then; he realized numerous extravagancies to capture her attention. His emotion was such, that every time he tried to talk to her, he suffered uncontrollable laughing attacks.

During a stroll in Cabo de Creus, Dali fell on his knees laughing, he declared his love for her, and holding his hand Gala said "... my boy, let us never to be separated..." this would have given Dali a feeling of being divinely understood.

In his secret life, Dalí tells us: "...her body had an infantile complexion, scapula and lumbar muscles a teenager's tension, the curve of her back however, was extraordinarily feminine and gracefully joined the energetic torso with the delicate buttock, that her bee like shaping, made her even more desirable..."

Gala had a great influence on Salvador Dali's life and deed. She died on June 10, 1982. When the news was given to the painter, he said "...she is not dead, she will never die..."




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27 ottobre 2005

L'invenzione dei mostri


The Invention of the Monsters, SALVADOR DALÌ - 1937 - oil on panel - 51.2 x 78.5 cm - The Art Institute of Chicago, Chicago -
L'Invenzione dei Mostri fa parte di una serie di lavori che si potrebbero definire tumultuosi, dipinti da Dalì tra il 1935 e il 1940; tra queste opere fanno parte anche "La premonizione della guerra civile" (vedi articolo del 23 ottobre) e "Cannibalismo autunnale". Questi dipinti sono un riflesso del tragico periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Salvador Dalì scrisse: "Queste persone iberiche che si divorano tra loro in autunno, esprimono tutto il pathos della guerra civile, pensata come un fenomeno naturale della storia."
Ne "L' Invenzione dei Mostri" Dalì fa una premonizione della Seconda Guerra Mondiale. Il titolo è stato ispirato dagli scritti di Nostradamus, che vedeva nell'apparizione di un mostro un presagio di guerra. Questa tela fu dipinta nelle montagne di Sommering appena pochi mesi prima dell' "Anschluss". Fu una vera e propria profezia.
Le donne-cavallo rappresentano i mostri del fiume (carattere femminile e materno), la giraffa incendiaria è il mostro cosmico e apocalittico (carattere maschile). Il gatto-angelo è il divino mostro eterosessuale, la clessidra rappresenta il mostro metafisico. Gala e Dalì insieme formano il mostro sentimentale. 








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25 ottobre 2005

Toreador Allucinogeno


 The Hallucinogenic Toreador, SALVADOR DALÌ 1968-70  - oil on canvas - 398.8 x 299.7 cm - Morse Charitable Trust on loan to the Salvador Dalí Museum, St. Petersburg, Florida -

Dalì cominciò a dipingere questa imponente opera nel 1968 e la terminò nel 1970, quando fu acquistata da Mr. e Mrs. A. Reynolds per il Salvador Dalì Museum di Cleveland.
La doppia immagine che appare al centro dell'opera è quella della Venere di Milo ripetuta diverse volte da diverse angolazioni in modo che le ombre formino l'immagine del tereador, il cui mantello è fatto di corpuscoli ottenuti tramite la moltiplicazione di punti e mosche, mescolati con l'immagine corpuscolare del toro morente.
L'idea partì da una visione di Salvador Dalì, quando guardando la Venere di Milo ritratta su una scatola di matite, vide apparire il viso di un torero. L'architettura dell'arena è illuminata dalle luci e dalle ombre del sole delle cinque del pomeriggio (l'ora della corrida).
Il viso del toreador appare al centro della Venere, la faccia è inclinata, le labbra sono pendenti ed il seno destro della Venere compone il naso del toreador. Il vestito verde della Venere diventa la sua cravatta, il suo addome diventa il suo mento. L'arena in alto forma il cappello del toreador.
Particolare degno di nota è il ritratto della sua amata Gala. Si può notare come il suo viso sia profondamente triste (Gala odiava la corrida).
Questa opera può essere vista come la più completa retrospettiva dell'intera carriera di Dalì: incorpora elementi della cultura catalana, le sue credenze religiose e i più importanti eventi della sua vita. 
 


 




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23 ottobre 2005

Crocifissione (Corpus Hypercubus)


Crucifixion ('Corpus Hypercubus) - SALVADOR DALÌ 1954 - oil on canvas - 194.5 x 124 cm - Metropolitan Museum of Art, New York
Il 27 Marzo 1953, Salvador Dalì annunciò che avrebbe dipinto un quadro sensazionale: un Cristo esplosivo, nucleare e ipercubico. Disse che sarebbe stato il primo quadro dipinto con una tecnica classica e una formula accademica, ma composto da elementi cubici. Quando un giornalista gli chiese perché volesse dipingere un "Cristo esplodente" Dalì rispose: "Non lo so ancora. Prima ho le idee, poi le spiego. Questo dipinto sarà il grande lavoro metafisico della mia estate."
Il dipinto fu terminato nel 1954 ed esposto il mese di dicembre alla Carstairs Gallery di New York. È indubbiamente uno dei lavori più significativi dei suoi dipinti religiosi in stile classico.
"Metafisico, trascendente, cubico" Così Dalì definisce il suo capolavoro. La Crocifissione è un impressionante lavoro che combina magistralmente gli elementi del misticismo nucleare di Dalì con il ritorno alla sua eredità cattolica. È una crocifissione al tempo della scienza moderna. Un particolare degno di nota è la mancanza di chiodi nelle mani e nei piedi del Cristo, particolare che indica la sua perfetta e completa redenzione. La croce rappresenta il possibile riflesso di un mondo in quattro dimensioni. Dalì unisce il fascino della matematica alla sua fede cattolica, indicando che due concetti apparentemente contrapposti, la scienza e la fede, possono coesistere.  

La donna ai piedi della croce è Gala Dalì, la musa ispiratrice di Salvador.




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23 ottobre 2005

Rosa Meditativa


Meditative Rose - Salvador Dali, 1958. - oil on canvas - 36 x 28 cm - Mr. and Mrs. Arnold Grant Collection, New York
Le rose appaiono in molte opere di Dalì. Negli anni trenta fece molti dipinti di donne le cui teste erano formate da rose. Dalì utilizza la rosa come un simbolo della sessualità femminile. "L'uomo invisibile" (1929-32) include due donne parzialmente nude con rose che appaiono dove dovrebbero essere il loro lombi. Nel 1930, Dalì utilizzò questa immagine in un modo più definito, dipingendo una donna con rose sanguinanti che uscivano dai suoi lombi. Per Dalì, la rosa rappresenta la mestruazione e gli organi riproduttivi della donna.
"La Rosa Meditativa" ha una struttura in comune con "Portrait of Gala with the Rhinocerotic Symptoms (1954)". In entrambi i dipinti c'è una vivida rosa rossa che fa da contrasto con il cielo blu. Nella Rosa Meditativa si può vedere una piccola goccia di acqua su un petalo del fiore, dettaglio di un realismo impressionante.  Un vero capolavoro.




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23 ottobre 2005

Premonizione della guerra civile



Soft construction with boiled beans - Civil War premonition 
Salvador Dali, (1936) - Oil on canvas, 100 x 99 cm
The Philadelphia Museum of Art (The Louise and Walter Arensberg Collection), Philadelphia.

Questo dipinto fu terminato sei mesi prima della guerra civile spagnola. Si può notare come le varie parti dello stesso corpo si stiano ferendo l'un l'altra; questa è l'idea di Dalì sulle atrocità di questo terribile evento. Davanti alle pressioni che chiedevano un suo delineamento politico, Salvador Dalì rispose: "Non sono né Hilteriano, né Staliniano. Sono Dalìniano!"




permalink | inviato da il 23/10/2005 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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